Quando una persona inala acqua o un altro liquido, il corpo attiva una serie di reazioni. Il primo meccanismo è la chiusura riflessa delle corde vocali, nota come laringospasmo, che blocca temporaneamente il passaggio dell'acqua verso i polmoni ma anche quello dell'aria. Se la persona non riesce a mantenere la via aerea al di sopra della superficie, lo spasmo può cedere e il liquido entra nelle vie respiratorie, compromettendo lo scambio di ossigeno.
Il pericolo principale non è l'acqua in sé, ma la mancanza di ossigeno: in pochi minuti l'ipossia può causare la perdita di coscienza e, se non si interviene, l'arresto cardiaco. Il tempo a disposizione è breve, ed è per questo che il riconoscimento precoce e un intervento rapido fanno la differenza tra un incidente senza conseguenze e un esito fatale o con danni neurologici permanenti.
Come appare davvero una persona che sta annegando
Esiste un'immagine popolare dell'annegamento fatto di urla, schizzi e gesti disperati che sventolano per chiedere aiuto. La realtà è molto diversa e più insidiosa. Una persona che sta annegando si trova spesso in quello che gli esperti di salvamento chiamano la risposta istintiva all'annegamento: un comportamento automatico, non volontario, in cui il sistema nervoso privilegia il tentativo di mantenere la bocca sopra il livello dell'acqua.
Nella pratica, questo significa che la vittima in genere:
- non riesce a urlare, perché la respirazione è la priorità assoluta dell'organismo e la voce richiede aria che non c'è;
- ha la testa inclinata all'indietro o bassa sull'acqua, con la bocca a fior di superficie;
- resta in posizione verticale, senza usare le gambe per avanzare, come se salisse su una scala invisibile;
- muove le braccia premendo lateralmente sull'acqua, senza gesticolare verso l'alto in modo evidente.
Ne risulta una scena silenziosa, che può durare da venti a sessanta secondi in un adulto e ancora meno in un bambino. Per chi guarda da riva o è distratto dal telefono, una persona che annega può sembrare semplicemente qualcuno che si sta divertendo o che nuota male. È uno dei motivi per cui i bambini piccoli vanno sorvegliati in modo continuo e ravvicinato quando sono vicino all'acqua, e non solo quando si trovano effettivamente dentro la piscina o il mare.
Cosa fare in caso di annegamento
Di fronte a una persona in difficoltà in acqua, la prima regola è proteggere se stessi. Chi si tuffa per soccorrere senza adeguate competenze rischia di diventare una seconda vittima: il panico di chi annega può spingere a aggrapparsi con forza al soccorritore, trascinandolo sott'acqua.
Il principio di base del salvataggio è semplice: preferire sempre l'intervento dalla distanza. Prima di entrare in acqua, cercare di raggiungere la persona con un bastone, un ramo, un indumento o un qualsiasi oggetto allungabile; in alternativa, lanciarle qualcosa che galleggia, come un salvagente, una cintola, una bottiglia chiusa o una tavola. Se possibile, segnalare la propria presenza e parlare con calma alla vittima, indicandole di afferrare l'oggetto galleggiante. L'entrata in acqua diretta è l'ultima opzione, da riservare a chi ha una preparazione specifica.
Parallelamente, occorre allertare i soccorsi chiamando il numero di emergenza 112, fornendo con precisione il luogo, la situazione e il numero di persone coinvolte. In contesti sorvegliati, avvisare immediatamente i bagnini.
Una volta estratta la persona dall'acqua, la sequenza è la seguente:
- Verificare lo stato di coscienza, chiamandola e scuotendola delicatamente con cautela, soprattutto in presenza di un possibile trauma colonnare.
- Controllare la respirazione per non più di dieci secondi, osservando il torace e avvicinando il viso alla bocca.
- Se la persona non respira o respira in modo anormale, come boccheggi intermittenti, si avvia la rianimazione cardiopolmonare. Nel caso specifico dell'annegamento, le insufflazioni hanno un'importanza particolare, perché l'arresto è di origine ipossica: chi è addestrato dovrebbe alternare compressioni toraciche e ventilazioni secondo il rapporto 30 a 2. Chi non ha mai seguito un corso dovrebbe almeno eseguire compressioni al centro del torace, forti e rapide, seguendo le indicazioni del centralino di emergenza, che in molte realtà offre assistenza telefonica durante la manovra.
- Se la persona respira spontaneamente ma è incosciente, va posizionata sul fianco in posizione laterale di sicurezza, tenendola sotto costante osservazione in attesa dell'arrivo dei soccorsi.
Le manovre si continuano finché la vittima non mostra segni di ripresa o finché non subentrano personale sanitario o persone più addestrate. Anche una rianimazione imperfetta è preferibile all'assenza di intervento.
Perché serve sempre una visita medica dopo un incidente in acqua
Una persona recuperata dall'acqua che sembra stare bene non è necessariamente fuori pericolo. L'aspirazione anche di piccole quantità di liquido può causare complicanze respiratorie a distanza di ore, come l'edema polmonare tardivo. Nei media circolano termini come "annegamento secco" e "annegamento secondario": trattasi di espressioni divulgative che descrivono fenomeni reali ma rari, spesso presentati in modo allarmistico. Ciò che conta, in termini pratici, è riconoscere i segnali d'allarme dopo un episodio di sommersione, anche breve: tosse persistente, difficoltà respiratoria, dolore al petto, affaticamento insolito, sonnolenza, confusione o vomito.
In presenza di uno di questi sintomi, o comunque dopo ogni sommersione con perdita di coscienza, anche breve, è opportuna una valutazione in pronto soccorso. Lo stesso vale per i bambini, per gli anziani e per chi ha patologie respiratorie o cardiache, dove la soglia di prudenza deve essere ancora più alta. Nessun dubbio post-incidente giustifica di restare a casa: le complicanze tardive, se intercettate in tempo, sono trattabili.
Chi corre il rischio maggiore
L'annegamento non risparmia nessuna fascia di età, ma alcune categorie meritano attenzione particolare. Nei bambini piccoli, fino a circa cinque anni, il rischio è concentrato nelle piscine domestiche, nelle vasche, nei secchi d'acqua e in ogni contenitore anche di piccole dimensioni: basta una distrazione di pochi minuti. Nella fascia adolescenziale e giovanile, e in particolare tra i maschi, incidono la sovrastima delle proprie capacità, i comportamenti a rischio come i tuffi da altezze sconosciute e il consumo di alcol, che è uno dei fattori di ricorrenza più documentati negli annegamenti in età adulta.
Anche alcune condizioni mediche aumentano la vulnerabilità: l'epilessia, le patologie cardiache, alcuni tipi di disabilità e l'assunzione di farmaci che alterano la vigilanza. Gli anziani, infine, possono trovarsi in difficoltà per motivi legati alla mobilità, alla forza o a eventi clinici improvvisi come un malore in acqua.
Come prevenire un annegamento
La prevenzione si costruisce su più livelli, tutti concreti e alla portata di chiunque.
La sorveglianza attiva è il primo strumento, soprattutto con i bambini: un adulto designato, senza distrazioni, a distanza di braccio per i più piccoli. I dispositivi di protezione come i giubbotti salvagente omologati sono indispensabili in barca, nei canotti e per chi non sa nuotare, mentre braccioli e giocattoli gonfiabili non vanno mai considerati dispositivi di sicurezza.
Le barriere fisiche riducono drasticamente il rischio nelle piscine private: recinzioni perimetrali con cancelletti a chiusura automatica, coperture rigide e allarmi sono misure riconosciute come efficaci, in particolare quando in casa ci sono bambini o persone con disturbi cognitivi.
L'apprendimento del nuoto è un investimento di sicurezza che dura tutta la vita, e va accompagnato dall'educazione al comportamento in acque aperte, che sono un ambiente del tutto diverso dalla piscina: correnti, onde, profondità variabili, temperature basse e assenza di soccorso immediato. In mare, è essenziale bagnarsi solo in aree sorvegliate, rispettare le bandiere e conoscere il comportamento delle correnti di ritorno, quelle correnti che allontanano dalla riva: la strategia corretta non è nuotare contro di esse fino allo sfinimento, ma lasciarsi trasportare mantenendo la calma e nuotare parallelamente alla costa fino a uscirne, per poi raggiungere la riva in un punto più lontano.
Altri comportamenti che salvano la vita sono evitare alcol e sostanze prima di entrare in acqua, non tuffarsi mai in acque di profondità sconosciuta, non lasciarsi coinvolgere in giochi pericolosi che simulano annegamenti e fare attenzione all'acqua fredda, che può provocare un brusco shock termico con inspirazione involontaria anche in nuotatori esperti.
Un tema che riguarda tutti
L'annegamento è un evento rapido, spesso silenzioso e quasi sempre più vicino di quanto si pensi: non solo in mare o in piscina, ma nei laghi, nei fiumi, nei canali di irrigazione e persino in casa. La buona notizia è che la conoscenza riduce il rischio. Saper riconoscere i segnali reali di una persona in difficoltà, sapere come intervenire senza mettersi in pericolo, frequentare un corso di primo soccorso e di rianimazione cardiopolmonare e adottare semplici abitudini preventive sono passi che ciascuno può compiere. In materia di sicurezza in acqua, la preparazione non è un eccesso di cautela: è ciò che trasforma un potenziale incidente in un episodio senza conseguenze.