Chi attraversa la valle tra Lazio e Abruzzo, lungo le strade che salgono verso i Monti della Laga, prima o poi incontra un nome che dopo il 2016 è entrato nella memoria collettiva degli italiani: Accumoli. È un comune della provincia di Rieti, uno dei più piccoli per numero di abitanti dell'intero Paese, ma con una storia che sorprende per densità e per la posizione singolare in cui si trova. Pochi luoghi in Italia, infatti, sono così vicini al punto d'incontro di quattro regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo si toccano proprio in questo angolo di Appennino, e Accumoli ne è una sorta di sentinella silenziosa.
Un territorio al crocevia di quattro regioni
Il paese sorge a circa 900 metri di altitudine, adagiato su un dosso circondato da boschi e pascoli, ai piedi della catena dei Monti della Laga, che con il Monte Gorzano raggiunge quota prossime ai 2.500 metri. Il territorio comunale è montano e piuttosto esteso rispetto alla popolazione che lo abita, punteggiato di piccole frazioni come Grisciano, San Giovanni o Villa Sant'Angelo, borghi di case in pietra che in alcuni casi contano ormai poche decine di residenti.
Queste montagne appartengono al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, una delle aree protette più vaste d'Italia. Il paesaggio è quello tipico dell'Appennino centrale: faggete profonde, praterie d'altura, corsi d'acqua che scavano valli strette. Proprio dal territorio di Accumoli nasce il Tronto, il fiume che poi attraversa le Marche fino a sfociare nell'Adriatico. Per chi ama la montagna meno frequentata, la zona offre una rete di sentieri tra creste panoramiche e vallate solitarie, dove non è raro incrociare cervi, caprioli o rapaci in volo.
La posizione è stata per secoli un'opportunità e un peso insieme. Qui passava, non lontano, l'antica via Salaria, l'arteria che da Roma portava il sale verso l'Adriatico, e il confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli correva proprio in queste valli. Accumoli guardava al Regno, ma i commerci, i matrimoni e le transumanze la legavano ai paesi oltre confine. Un'condizione di frontiera che ha lasciato tracce nel carattere del luogo e nei suoi legami, ancora oggi sentiti, con Amatrice e con i paesi di Ascolano.
Una storia tra Abruzzo e Lazio
Le origini del borgo risalgono al Medioevo, quando attorno a un castello si sviluppò un insediamento fortificato di case in pietra. Sul nome stesso esistono più ipotesi: secondo alcune interpretazioni deriverebbe dal latino "cumuli", in riferimento agli accumuli di pietre e terre che caratterizzano il sito, e questa lettura resta la più diffusa anche se non certa.
Per secoli Accumoli fece parte dell'Abruzzo, allora chiamato Abruzzo Ultra, nel quadro amministrativo del Regno di Napoli prima e del Regno delle Due Sicilie poi. Fu solo nel 1927, con la nascita della provincia di Rieti, che il comune venne aggregato al Lazio. Un cambiamento amministrativo che sui documenti è netto, ma che nella vita quotidiana si è sempre rivelato più sfumato: i dialetti, la cucina, i modi di vivere di questa zona continuano a raccontare un'identità appenninica che non si lascia chiudere dentro i confini regionali.
Il borgo e la sua torre
Chi conosceva Accumoli prima del 2016 la ricorda come uno di quei borghi che sembrano fermi nel tempo: strade lastricate, portali in pietra, piccole chiese, case che si aggrappano l'una all'altra. Il suo monumento più riconoscibile è la torre campanaria con l'orologio, che domina il centro storico ed è diventata nel tempo il simbolo stesso del paese. Attorno alla torre si sviluppava un tessuto urbano di notevole pregio, frutto di secoli di adattamento alla montagna: edifici sobri ma curati, spesso decorati con elementi in pietra locale, segno che un tempo queste terre conoscevano stagioni di relativa prosperità legate alla pastorizia e al commercio lungo le vie di transito.
Il 24 agosto 2016
Tutto è cambiato la mattina del 24 agosto 2016, quando un terremoto di magnitudo 6 colse di sorpresa l'Appennino centrale nel cuore della notte. L'epicentro fu localizzato proprio nel territorio tra Accumoli e Amatrice, e questo fece sì che il comune fosse tra i più duramente colpiti di tutta la sismite. Il centro storico crollò quasi integralmente: case signorili, chiese, abitazioni dei secoli passati si ridussero in macerie in pochi secondi. Ci furono vittime anche qui, come ad Amatrice e ad Arquata del Tronto, e l'intera popolazione dovette lasciare il proprio paese.
Le immagini che fecero il giro del mondo, in quei giorni, mostravano una scena sospesa: la torre con l'orologio rimasta in piedi al centro di un borgo distrutto. Quella torre, resistendo quando quasi tutto intorno era crollato, divenne il simbolo della ferita ma anche di ciò che restava da salvare. Il comune fu incluso a pieno titolo nel cosiddetto cratere sismico e nel rilievo dei beni danneggiati avviato per la ricostruzione.
Una ricostruzione lunga e complessa
Ricostruire un borgo montano storico è una delle imprese più difficili che si possano affrontare dopo un terremoto. Le case non si limitano a essere rialzate: bisogna consolidare, adeguare alle norme antisismiche, rispettare i vincoli sul patrimonio storico, coordinare decine di cantieri in un territorio difficile da raggiungere. I tempi, come nel resto del cratere, si sono dimostrati molto più lunghi di quanto chiunque sperasse.
Nel frattempo la vita si è riorganizzata altrove, in strutture temporanee e nei paesi limitrofi, e la comunità di Accumoli, che già prima del sisma contava poche centinaia di anime, si è ulteriormente ridotta. È la storia che accomuna molti piccoli comuni italiani colpiti da eventi sismici: la paura della dispersione, la lenta fatica del ritorno, la domanda che ogni ex abitante si porta dietro su cosa resterà del proprio paese. Eppure qualcosa si sta ricostruendo, palazzo per palazzo, e ogni edificio restituito è per la comunità un piccolo gesto di fiducia nel futuro.
Montagna, sapori e motivi per andare
Nonostante tutto, Accumoli resta una meta che merita di essere conosciuta, e il turismo consapevole può giocare un ruolo concreto nella rinascita di questi luoghi. La zona è celebre per i suoi boschi ricchi di funghi porcini e tartufi, per i prodotti della pastorizia e per una cucina appenninica semplice e sostanziosa, fatta di piatti di montagna che hanno radici comuni con quelle delle vicine Amatrice e Norcia.
Chi visita oggi il territorio trova un paesaggio straordinario e una comunità che ha attraversato un'esperienza drammatica. Camminare nei sentieri della Laga, fermarsi nelle frazioni che stanno tornando in vita, ascoltare le storie di chi è rimasto: è un modo di viaggiare diverso dal turismo di massa, più lento e più responsabile. E un modo concreto di fare una scelta che per questi borghi non è neutra — ogni visita, ogni pernottamento, ogni tavolo servito in un ristorante locale contribuisce a tenere acceso un lugar che ha tutte le ragioni per esistere ancora.
Per arrivarci, la strada più semplice è percorre la via Salaria da Rieti verso nord, proseguendo oltre Amatrice: il paesaggio cambia gradualmente, le valli si stringono, e il senso di trovarsi in un punto remoto ma centrale della storia d'Italia cresce chilometro dopo chilometro.
Un piccolo comune dal peso grande
Accumoli è, in fondo, la storia in miniatura di una parte importante dell'Italia: un'appennino vivo ma fragile, comunità piccole che custodiscono identità antiche, territori che pagano il prezzo dei terremoti ma non smettono di guardare avanti. Chi cerca i grandi monumenti troverà qui poco; chi cerca la sostanza — paesaggi, memoria, gente autentica — troverà molto. E forse è proprio questa la lezione che un borgo come Accumoli può offrire a chi decide di conoscerlo: che la grandezza di un luogo non si misura in abitanti, ma in ciò che riesce a conservare e a tramandare, anche dopo che tutto sembra essere andato in frantumi.